Come scrivere un romanzo ben riuscito secondo Jim Behrle

Uno scrittore alle prime armi è sempre alla ricerca di nuovi consigli e suggerimenti per poter scrivere un romanzo di successo, e per venire incontro a queste esigenze andremo ora a presentare il decalogo proposto da Jim Behrle.

Gli undici consigli che andremo ora ad illustrare sono apparsi su The Awl (un sito web che si occupa di cultura e di attualità), e dovrebbero costituire, seconfo Behrle, la chiave per scrivere un libro che possa essere considerato un vero e proprio capolavoro, un romanzo che potrebbe diventare anche un colossal cinematografico e che, in definitiva, permetterebbe a chi lo ha scritto di diventare molto famoso e ricco.

Pur essendo stati pensati per un pubblico americano (e, di conseguenza, per un romanzo americano), è possibile renderli calzanti anche per la nostra realtà italiana, ma non indulgiamo oltre ed adiamo ad illustrarli.



Il primo consiglio riguarda la necessità di allontanare l’ambientazione dalle grandi città, come ad esempio Brooklin, e scegliere invece delle cittadine più piccole e meno note (come può essere, ad esempio, una città dell’Alaska). In modo analogo uno scrittore italiano alle prime armi potrebbe scegliere una qualunque cittadina di provincia ed evitare, invece, di utilizzare Roma o Milano come luoghi per ambientare il suo racconto.

Il secondo consiglio riguarda invece le scuole di scrittura. Secondo Jim Behrle esse sono particolarmente inefficaci ed inutili, e per questo motivo sarebbe preferibile non investire il proprio tempo e denaro in questo tipo di attività. Secondo Behrle sarebbe molto più proficuo fare un viaggio e scrivere di ciò che si vede e si sperimenta (quindi sensazioni, emozioni ma anche paesaggi e modi di vivere tipici del luogo in cui si è arrivati).

Il terzo consiglio ha invece a che vedere con gli stereotipi legati agli scrittori ed alla scrittura. Nel pensiero comune lo scrittore scrive sempre di notte, armato di una tazza di caffè forte mentre, magari, fuori piove. Secondo Jim Behrle è preferibile evitare di seguire questo tipo di stereotipi e cercare, piuttosto, il “proprio” luogo per scrivere (come poteva essere, ad esempio, il bungalow di Mark Twain). Può essere un prato, il tavolo di una biblioteca oppure il bracciolo di un divano: poco importa, ciò che più conta è che possa essere sentito come proprio posto per scrivere.

Il quarto consiglio riguarda la tematica dell’adulterio. Troppo spesso, infatti, viene scritto un romanzo con l’unico scopo di raccontare i propri tradimenti (ma anche, all’inverso, il fatto di essere stati traditi). Le tematiche che possono essere raccontate sono ben più vaste ed articolate, e per questo motivo sarebbe bene non fossilizzarsi su quella e dedicarsi anche ad altro.

Il quinto consiglio ruota attorno alla possibilità di scrivere un libro utilizzando il punto di vista di un bambino. Questo è un espediente narrativo che, ultimamente, viene molto utilizzato dagli scrittori ma, secondo Jim Behrle, questo sta accadendo in modo eccessivo. Vista la grande quantità di bambini (in America come in Italia) e viste le differenze generazionali tra le nuove generazioni e gli scrittori, può risultare poco credibile che un trentenne parli delle esperienze che un bambino piccolo possa attualmente sperimentare.

Il sesto consiglio affronta invece la tematica di internet come grande fonte di distrazione. Per poter scrivere un libro è necessario riuscire a mantenere alta la propria attenzione, e per questo motivo sarebbe preferibile non sprecare tempo prezioso navigando in Rete.

Il settimo consiglio di Jim Behrle riguarda la necessità di scrivere un numero maggiore di libri che abbiano come protagonisti dei gatti. Questo consiglio nasce dal fatto che di libri che abbiano come protagonisti dei cani ce ne sono moltissimi (basta pensare a Zanna bianca di Jack London), mentre il mondo felino continua a rimanere più di nicchia. Al contrario di quanto accade con i film, nei quali vengono utilizzati con grande successo (un esempio può essere il Gatto con gli Stivali di Shrek che, nato come personaggio secondario, grazie al successo ottenuto ha poi ottenuto un film totalmente dedicato a lui), in letteratura ci sono pochi libri che hanno un gatto, non umanizzato, come protagonista.

L’ottavo consiglio è quello di curarsi poco dell’opinione altrui, specie se proviene da internet, in quanto le critiche che vengono dalla Rete possono non essere del tutto franche.

Il nono consiglio affronta un altro degli stereotipi legati allo scrittore, ovvero il fatto di bere e di drogarsi. Entrambe queste attività non hanno portato al successo nessuno, ed è sciocco pensare che possano rendere la propria persona più interessante.

Il decimo consiglio riguarda invece gli antieroi. Uno dei rischi legati ad una descrizione particolarmente attenta di un cattivo riguarda il fatto che, troppo spesso, si rischia di perdere di vista l’elemento fondamentale, ovvero che quel determinato personaggio è cattivo. Per questo motivo sarebbe molto utile tenere a mente che la cosa migliore da fare è sempre quella di descrivere le persone (ed i propri personaggi) come sono realmente senza cercare di forzare eccessivamente la narrazione in favore dei lati positivi e della bontà dei personaggi.

L’undicesimo nonché ultimo consiglio proposto da Jim Behrle è infine quello di non smettere mai di scrivere. I motivi per smettere di farlo possono essere molti e molto variegati, ma non per questo bisogna cedere ed arrendersi. Le distrazioni sono molte e possono tentare di sopraffare lo scrittore, ma per potersi chiamare realmente “scrittore” è necessario riuscire a resistere e continuare, imperterriti, a scrivere.

Ilaria Di Cocco

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