Gli editori contro Google

Molti giornali credono che Google li stia danneggiando generando una pagina di link con un headline contenente un breve sommario, agli articoli che i giornali hanno creato con dispendio di denaro. Gli editori sostengono che l’indice delle varie notizie sia diventato la notizia stessa e non incentiva le persone a cliccarci su in modo da essere reindirizzati all’articolo completo.

Una lotta che comunque ha fatto capire agli editori che è negativo sia far parte della lista di articoli di Google News ma anche non farne parte affatto.

Eric Schmidt, capo esecutivo di Google si è scontrato al telefono con Hollande il ministro francese. “Abbiamo fatto una bella chiacchierata e raggiungeremo una specie di accordo entro la fine dell’anno”. Sì perché molti editori francesi, ma anche brasiliani e tedeschi stanno cercando di boicottare Google News con delle leggi avverse. Un accordo che prevederebbe il pagamento da parte di Google per pubblicare le prime righe dell’articolo.


“Quando si ha a che fare con i governi bisogna essere molto chiari su cosa fare e cosa non fare” ha affermato Schmidt ed ha continuato dicendo che Google non ha intenzione di pagare per i contenuti che non ospiteranno”.

Nel frattempo, oltre 150 quotidiani brasiliani hanno deciso nel 2011 di tirarsi fuori da Google. Tra questi figurano alcuni tra i più importanti quotidiani del paese. “E’ stata una scelta giusta” ha affermato il rappresentante di Google che ha partecipato all’epoca alla riunione. “Ognuno è libero di fare ciò che vuole”.

Il motore di ricerca resta calmo anche perché è in grado di fornire un ritorno alle agenzie di stampa e alle riviste di oltre 4 milioni di click al mese. Gli editori tedeschi hanno una posizione più ferma rispetto agli americani. Questo perché hanno visto il lento declino dell’editoria statunitense. A prendere questa posizione Wolfgang Blau caporedattore di Zeith Online un giornale tedesco: “La battaglia sembra essere persa in partenza ma Google è un bersaglio facile” ha affermato.

Mathias Dopfner, capo esecutivo di Axel Springer, il più importante quotidiano tedesco, in una email ha affermato che gli editori hanno bisogno di proteggersi se vogliono crescere. “Non possiamo accettare la pubblicazione dei nostri contenuti a costo  zero” ha affermato. Questo perché, come abbiamo scritto poco più sopra, le persone tenderebbero a non voler cliccare sul contenuto ma a leggere velocemente le pagine indice.

Ad ogni modo i contenuti in lingua inglese come quelli del Financial Times, del New York Times e del Guardian possono ricevere click provenienti da ogni parte del mondo. Il ritorno per i giornali in lingua portoghese, francese e tedesco è molto inferiore. Ecco perché Google usa la flessibilità delle norme dell’Unione Europea per stabilire delle tasse più basse in Irlanda oppure che prevedano che le pubblicità in Francia e in Germania non rientrino nella tassazione di quei paesi.

“Stiamo procedendo nel migliore dei modi” ha affermato Schmidt “ciò non significa che non stiamo facendo errori”. “Siamo consapevoli del momento di difficoltà in cui versano gli editori. Dovrebbero monetizzare i click che inviamo loro ogni giorno in modo da assicurarsi il futuro”.

Certo la spazzatura in rete è tanta e Google è come se assicurasse all’utente un calderone di contenuti scelti. “Non c’è modo di trattare l’informazione come un prodotto che puoi proteggere come avviene in altri ecosistemi” ha affermato Rosental Alves editore del Jornal do Brasil e professore di giornalismo all’Università del Texas. “L’informazione è liquida e inarrestabile”.

Fonte www.nytimes.com

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