Intervista a Elena Elyssa Zambelli

Quando la scrittura diventa uno strumento per comunicare agli altri le proprie emozioni e i propri pensieri, è allora che questa espressione personale diventa arte. Elena Elyssa Zambelli, pseudonimo dell’autrice della Saga costituita dai tre Titoli “La Lacrima di Ecate”, “L’Occhio di Odino” e “Il Nemico senza Volto”, ha portato innovazione pubblicando una trilogia che vuole esprimere completezza stilistica e narrativa. L’autrice italiana, nuova e tutta da scoprire, ha presentato la sua brillante creazione con una edizione  autonoma, che presto ha pervaso e catturato l’interesse di un pubblico vasto ed eterogeneo. Lo stile fluido e avvincente descrive vicende in un mondo di fantasia, facilmente riconducibili alla realtà, in cui un adolescente affronta varie fasi di crescita per poter diventare un adulto responsabile. Intensa e mai superficiale, la storia vuole distrarre la mente del lettore dalle preoccupazioni quotidiane, stimolando al contempo riflessione e consapevolezza personali. Natura, umanità e avventura sono i tre ingredienti principali che la scrittrice utilizza nella narrazione, segno di un’arte letteraria italiana che vuole emergere perché esiste. La storia, narrata con straordinaria capacità creativa e innovativa, copre un arco temporale di tre anni, uno per Titolo, dall’agosto del 2001 all’estate del 2004. La Saga, suddivisa in sette ebook, è distribuita dalle principali librerie online, inclusa Ebook Vanilla.

L’autrice ha risposto a una breve intervista per i lettori di Ebookmania.

Quando inizia la sua passione per la scrittura?

Avendo ricevuto un’educazione umanistica, ho sempre amato leggere e scrivere, dai semplici temi delle elementari alle tesi. Non mi ero, tuttavia, mai cimentata nella stesura di un libro fino all’inizio del 2003. E lo devo a una scommessa tra amiche. Da lì ha preso il via, quasi avesse (o volesse avere) una vita propria, una storia che terminai a metà 2004 e successivamente ripresi, arrivando alla Saga attuale.



E’ particolarmente legata a un romanzo?

Sono affezionata a moltissimi libri, difficile citarne uno solo. Posso, però, affermare senza esitazione che il genere letterario che preferisco è il romanzo investigativo. Non il giallo tout court, compresi thriller e polizieschi, ma i libri dove il/la protagonista indaga su un crimine condividendo gli indizi col lettore. A mio avviso, maestra insuperata è Agatha Christie. Tra le contemporanee, amo molto Danila Comastri Montanari e Tran-Nhut. Un aspetto che è per me di grande importanza è il contenuto sociale. Entrambe le autrici costruiscono i loro romanzi su temi che, pur sviluppati nel passato, sono tuttora ben presenti. In ogni caso, prediligo i libri che offrono diversi livelli di lettura. Nel mio piccolo, mi sono impegnata a fare altrettanto.

E dovendo scegliere un classico?

Almeno due. L’Odissea, personalmente credo che dopo Omero nessuno sia riuscito a inventare qualcosa di veramente nuovo, e la Recherche di Marcel Proust. Una prosa sublime. Periodi di pagine intere senza un punto, che si librano in aria come perfetti castelli di cristallo purissimo.

A proposito di prosa, la sua è particolarmente accurata nella scelta delle parole e attenta a evitare ripetizioni di termini, oltre a offrire descrizioni molto dettagliate. Cosa l’ha motivata?

Ho sempre trovato affascinati la semiologia e la semantica. Amo comprendere le diverse sfumature di significato delle parole sia della mia madre lingua, sia delle estere che ho imparato. L’italiano è la lingua più ricca che conosco e così ne ho approfittato. Ritengo, inoltre, importante figurarsi il più realisticamente possibile non solo chi sono i personaggi, ma anche dove si muovono. La modalità di raffigurare ambiente e persone dipende poi dal gusto pittorico personale. Pur preferendo gli Impressionisti – Claude Monet in testa – per le mie illustrazioni ho scelto lo stile pre-raffaellita e non solo perché adoro il Liberty.

Perché ha deciso di celare il suo nome dietro questo pseudonimo?

Non è di sicuro per pruderie, né un vezzo letterario o un espediente commerciale e nemmeno per tacere le mie generalità. Le motivazioni sono legate a uno dei temi portanti, forse il principale, della Saga stessa: la fondamentale importanza dell’identità, a partire da quella anagrafica, basilare e determinante per l’identità personale e umana.

Da dove parte l’intuizione per iniziare a scrivere la sua Saga?

Non c’è stata alcuna illuminazione o volontà. È successo spontaneamente, scrivendo. Forse la storia albergava in me da sempre e aspettava solo la giusta occasione per venire alla luce. Il gioco tra amiche è stata l’opportuna scintilla che ha acceso la miccia.

Lumenalia è il palcoscenico dove si svolgono i tre romanzi. Cosa c’è di invidiabile in questo mondo?

Tutto ciò di cui sento maggiormente la mancanza nel nostro. Innanzi tutto il rispetto – concreto e universale – per l’intera natura e le donne. L’opera è infatti dedicata a loro. Lumenalia è come dovrebbe e potrebbe davvero essere il nostro mondo e invece non è a causa di uomini che commettono atrocità di ogni genere, Despoti e Nemici senza Volto che tiranneggiano e devastano: il nostro mondo è tale per colpa dei predatori della Terra. E inoltre, ovviamente, tutte le magie: esigenze che davvero sento, molte delle quali ho desiderato che fossero reali fin da piccola, come la teleportazione.

Quali sono gli argomenti trattati nella Saga che dovrebbero più richiamare la riflessione personale di ognuno?

L’importanza del rispetto e la consapevolezza che ogni scelta che facciamo, anche quella che ci sembra più banale, comporta serie responsabilità e può avere effetti inimmaginabili.  Come l’uso di un fazzoletto di carta, per esempio. Ho recentemente visto un servizio (Ecotrip, il Viaggio di un Tovagliolino) che, nonostante la mia anima ecologica e discreta conoscenza in materia, mi ha scioccata per i pesantissimi irreparabili danni che provoca la produzione non sostenibile della carta e relativo uso. Il messaggio più importante che ho inteso trasmettere è che, coltivando il rispetto e facendo scelte responsabili, possiamo far sì che questo nostro mondo sia come Lumenalia.

I personaggi della narrazione vogliono essere simboli o rappresentazioni dell’umanità?

I personaggi positivi più che simboli, sono esempi dai quali imparare e da seguire. Quelli negativi, invece, sì rappresentano quell’umanità che ha ben poco o nulla di umano, ossia è priva di solidarietà, compassione, altruismo e bontà.

Qual è stata la parte più difficile da svolgere nella stesura dei suoi libri?

I gineprai. Così definivo quelle situazioni nelle quali mi infilavo senza sapere prima come uscirne.  Preciso che si è sempre trattato di circostanze necessarie e funzionali ai miei obiettivi. Non è stato facile ma, secondo anche il giudizio altrui, sono sempre riuscita nel mio intento.

Come si può trasformare un messaggio da un mondo immaginato a quello reale del pubblico che legge?

Ciò che mi hanno detto tutti coloro che hanno letto la mia Saga – con i quali ho potuto dialogare – è che a un certo punto (per molti già al primo libro) si sono convinti che Lumenalia, compresi abitanti e contenuti, esistesse realmente e che i personaggi fossero tanto familiari da pensarli veri. È stata una delle più belle gratificazioni che ho ricevuto. Come ho detto, Lumenalia è come può essere il nostro mondo.

Scrivendo la trilogia qual è l’emozione che ha sentito nuova e parte di sé?

Un’attività creativa, qualsiasi essa sia, è di per sé appagante. Per carattere, tendo e mi preoccupo di fare le cose per bene. Questa mia prima esperienza letteraria mi ha dato la soddisfazione di avere molteplici conferme in tal senso.

Secondo lei, oggi qual è il ruolo della donna?

Cardinale. In ogni senso e direzione. La donna è la sola che può portare sulla Terra un nuovo Rinascimento e per questo è l’unica salvezza per l’Umanità. So che è un’affermazione forte, ma poggia su innumerevoli dati di fatto e realtà incontrovertibili. I lettori con i quali ho parlato la condividono. In estrema sintesi, per sua natura la Donna è propensa, e si impegna, a Essere, mentre l’Uomo vuole Avere.

La sua opera non è espressamente riconoscibile in un genere, in quanto porta elementi diversi che presentano una completezza stilistica non comune. Con la sua Saga, che novità ha voluto portare nel panorama delle pubblicazioni?

La ringrazio per le sue parole che mi lusingano. Scrivendo avevo diversi obiettivi, principalmente far riflettere e stimolare consapevolezza, ma non ho mai teso, e neppure pensato, a essere innovativa. Ho solo scritto col cuore.

Cosa ne pensa degli ebook? Come potranno innovare e cambiare la realtà letteraria attuale?

Considero davvero magico poter disporre di un’immensa biblioteca in poco peso e spazio. Per inciso, tra le magie che ho inserito fin dalla prima stesura c’è il Liber, presente dal Libro Primo della Lacrima. Conosco molte persone che, utilizzando un ebook-reader, hanno aumentato i libri letti – grazie alla possibilità leggere ovunque anche per pochi minuti – e comperati, merito dei prezzi decisamente contenuti. Solo un anno fa, quando ho prodotto il mio primo ebook, la disponibilità di titoli era molto limitata. Oggi è sempre più raro non trovare un libro in formato elettronico. Confido che questi vantaggi spingano le persone a leggere di più. Come è indicato nell’insegna del Liber-ty, la libreria descritta nell’Occhio di Odino, «Solo la conoscenza rende liberi».

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Intervista a cura di Maria Vietti © Riproduzione Riservata

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