Intervista a Mauri Di Giulio

Il romanzo di esordio di Mauri Di Giulio si chiama “L’espressione del vuoto”. Dal titolo si intuisce un’intrigante trama che chiamerà il lettore a porre uno sguardo critico e introspettivo sulla sua vita.
Franzo Gibuti è il protagonista della storia. Un uomo semplice e ordinario che vive tra la quotidiana realtà e il mondo virtuale dei software, che sono la sua fonte di guadagno. Le giornate di Franzo spesso sono sconclusionate e piene di amarezza. Stanco e frustrato da un lavoro che lo opprime egli aspetta il termine della settimana per gustarsi qualche giorno di meritato riposo e svago dai doveri professionali.  Un giorno qualcosa di inspiegabile accade e Franzo, scendendo dall’ascensore del palazzo dove vive, si ritrova nella lussuosa hall di un albergo in India.
La realtà si sfalda di fronte a questo evento e, da quel momento, Franzo affronterà un’insolita avventura in una terra sconosciuta dove situazioni diverse lo renderanno protagonista di missioni dei servizi segreti, sedute di sette religiose e di incontri inattesi, come quello con un professore americano, una particolare monaca amante della musica rock e molti altri, tutti accomunati dalla ricerca per un documento antico rubato dal Museo di Storia della città.

Il tempo trascorre e Franzo, immerso in questa avventura, si interroga sulla natura di questa esperienza. Pian piano le certezze costruite nell’arco della sua vita si sgretolano davanti alla strana consistenza di quello che gli sta accadendo. Il viaggio che percorrerà lungo il Brahmaputra gli farà riscoprire delle verità perdute nel vuoto della realtà. Da una città sconosciuta del Bengala ai territori dell’Himalaya, una corsa nel tempo per raggiungere un oggetto che appartenente ad un’inquietante mondo al confine tra l’immaginario e il reale.

In una terra affascinante, quale è l’India, si svolge la trama di questo percorso avventuroso, che troverà le sue ragioni in un ipotesi forse fantastica. L’autore rimanda a descrizioni salgariane dell’ambiente, rendendo avvincente la narrazione e, grazie a tecniche letterarie uniche, avvolge il lettore con stupore e curiosità, facendolo entrare immediatamente nel mondo di Franzo.

Come è nata la sua passione per la scrittura?



 Coltivo questa passione da sempre. Credo sia nata per emulazione di mio padre e di mio nonno, che scrivevano entrambi.

Immagino abbia letto moltissimi romanzi per affinare le sue tecniche letterarie. Ne esiste uno a cui rimane particolarmente legato?

 Ho letto molto, in effetti. Ma non c’è un romanzo, in particolare, a cui mi senta legato. Ci sono autori: Dostoevskij, Kafka, Poe, per citare alcuni classici; e fra i contemporanei Garcia Marquez e Stephen King. L’autore italiano contemporaneo che, in questo momento, mi colpisce di più è Baricco.

“L’espressione del vuoto”, un titolo d’effetto. Perché ha scelto questi termini forti?

 “L’espressione del vuoto” rappresenta il motore di tutta la trama: un insieme di equazioni matematiche che possono rendere verosimile quello che, al momento, è ancora fantascienza. Ciò che noi percepiamo come “vuoto”, potrebbe essere composto da materia invisibile e la realtà potrebbe non essere solo quella che percepiamo con i nostri sensi, ma un caleidoscopio di infinite realtà alternative, esistenti contemporaneamente.

C’è una caratteristica che la rappresenta nel protagonista?

 No. Direi che nessuno dei personaggi mi somiglia.

Qual è il messaggio che spera il pubblico percepisca dalla lettura di questo romanzo?

Come ho già detto, mi piacerebbe che il lettore fosse stimolato ad immaginare nuove possibilità nella concezione della realtà. Del resto, i mondi virtuali – basti pensare ai social network – occupano, già oggi, un posto di rilievo nelle nostre vite quotidiane, e sono convinto che, in certi momenti, non tutti riescano – o vogliano – distinguere il mondo reale da quello della finzione.

Un viaggio lungo il Brahmaputra, dal Bengala all’Himalaya. Terre distanti dalla nostra. Perché ha deciso di ambientare la storia lì?

Innanzitutto sono luoghi che esercitano su noi occidentali un fascino particolare.  Forse perché il pensiero filosofico che si è evoluto in Oriente ha superato alcune frontiere di cui, da queste parti, siamo ancora prigionieri.

Una storia tra fantasia e realtà, tra misteri e scoperte nuove. Come definisce la sua opera?

Tutto sommato, rimane un romanzo d’evasione, adatto ad essere letto sul treno o sotto l’ombrellone

Come definirebbe in poche parole “il vuoto”?

Un’illusione.

Secondo lei, quali modalità utilizza la nostra società per riempire il vuoto che spesso si presenta nel quotidiano?

Le illusioni. La proposizione di modelli di vita del tutto irreali, che tuttavia i mass media riescono a far apparire reali. Non ha mai notato che razza di abitazioni di super lusso abbiano i poliziotti delle fiction televisive?

Il viaggio risulta protagonista in questa vicenda. Nell’evasione l’essere umano sembra ritrovare la dimensione di sé. Esistono altre vie di fuga nella nostra realtà?

L’immaginazione, la fantasia. Con il pensiero si può essere chiunque, ovunque e in qualunque tempo.

Cosa pensa della nuova tecnologia multimediale e degli ebook?

Credo che, nonostante l’ostentazione da parte di molti di supporti tecnologici di ogni genere, il libro di carta conservi intatto il suo fascino. La strada, comunque è già tracciata e la diffusione degli e-book è destinata a crescere, come già è avvenuto in altri paesi.

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